Tappa XIV: Cervere - Bardonecchia

Pioggia, nebbia, neve e freddo. Ciclismo eroico e la facia tonda di Mauro Santambrogio che si spiana in un sorriso per un’importantissima vittoria di tappa, anche se l’eroe di giornata è Vincenzo Nibali, lo squalo dello Stretto, non messo alle strette da un tempo polare, ma confermatosi anzi padrone del giro.

Senza il Sestriere, ma con la salita finale dello Jafferau, dopo una frazione corsa in condizioni climatiche proibitive (gli elicotteri sono rimasdti a terra) la spunta il corridore della Vini Fantini. La maglia rosa segue a ruota e guadagna su Evans e Uran. Cede Scarponi, crolla Gesink

Niente di definitivo ancora, ma il primo faccia a faccia dopo le strategie ridisegnate dalla caduta del baronetto Wiggins, esprime risultati chiari. Evans e Uran non si spezzano ma si piegano, Scarponi cede abbastanza nettamente, l’olandesino Gesink invece esce di scena. Il tutto in una giornata che evoca antico ciclismo. Non si alzano gli elicotteri, non c’è la diretta tv, ci si deve accontentare di qualche inquadratura televisiva pizzicata qua e la dalle telecamera fisse. Vince il ciclismo magico, quello del passaparola tra la gente (sempre numerosa), dell’immaginazione, dell’attesa della sagoma che spunta dal clima infame. Un tempo che consiglia la cancellazione del Sestriere, scelta di indiscutibile buon senso.

In una giornata simile il bollettino non è candido. Enrico Battaglin, che nella pioggia di Matera aveva trionfato, stavolta nell’acqua ci rimette tre costole. Alessandro Vanotti, un uomo di Nibali, accusa una sospetta frattura alla clavicola. David Millar, un veterano, lascia il suo 22esimo grande giro in maniera ‘indolore’, fermandosi al rifornimento. Prima della partenza dicono basta Bennati e l’anima ingombrante di Cavendish nelle volate, Gert Steegmans.

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